Le aziende sono una fucina di emozioni. Dalla notte dei tempi ogni impresa scatena stati d’animo molto intensi sia negli imprenditori, sia nei manager, sia nei collaboratori. La tua impresa, naturalmente, non fa eccezione, anzi! Basta un progetto che sfuma per un pelo o una conferma molto attesa per passare dallo scoramento all’esultanza.

Il professionista stesso, quindi, è costantemente sottoposto ad una serie di stimoli interiori che ne possono influenzare il rendimento durante le accelerazioni o le decelerazioni quotidiane. Tale influenza dipende dall’intensità della causa, ovvero la risposta a questi stimoli sarà più o meno rilevante a seconda di come li valuta la persona stessa.

La causa può essere reale, e quindi vissuta direttamente; o virtuale, cioè percepita prima ancora che un eventuale situazione scatenante si verifichi. In entrambi i casi ci saranno alcune variazioni fisiologiche visibili all’esterno e/o all’interno. Prendi lo sport, ad esempio: un calciatore che si imbarazza davanti alle telecamere può balbettare, mentre un altro, magari intristito da un gol sbagliato, abbassa la testa ed evita gli sguardi altrui.

Visto che lo stato d’animo è causa di queste variazioni e le conseguenze possono incidere sulle prestazioni, è indispensabile che il professionista impari a gestirli in maniera più consapevole attraverso alcuni semplici passaggi. Alle metodologie più note per regolare l’attivazione fisiologica, come il rilassamento progressivo, il sempreverde training autogeno e l’ascolto di musica, se ne possono aggiungere altre.

Una di queste è il cosiddetto dialogo interno e consiste in frasi, parole e stimoli positivi da rivolgere a sé stessi per indirizzare ansia e tensione a stimolare le proprie capacità. Un’altra prevede la visualizzazione di immagini positive in grado di generare emozioni che la persona desidera provare. La terza suggerisce addirittura di sperimentare in prima persona le situazioni che risultano problematiche e apprendere così come affrontare le emozioni mentre se ne percepisce l’incombenza.

È bene ricordare che ogni metodologia suggerita va calibrata sulle specifiche esigenze dell’individuo e con tutte le precauzioni del caso. Alcune tecniche, infatti, possono ridurre tanto le emozioni negative quanto le emozioni positive, mentre altre, paradossalmente, ampliano lo spettro emotivo e ne scatenano più di quelle che servirebbero, al punto da diventare poco o per nulla funzionali all’obiettivo.

La frase giusta: Ho fatto un patto sai con le mie emozioni, le lascio vivere e loro non mi fanno fuori! (Vasco Rossi)